
La Cooperazione Italiana opera nel territorio di Serbia, Kosovo e Montenegro dal 1995 con l’apertura dell’Unità tecnica locale. Il nostro Paese è stato tra i primi a intervenire direttamente nei Balcani occidentali e riveste da oltre un decennio un ruolo da protagonista grazie al suo costante e cospicuo impegno finanziario. L’Italia rappresenta infatti, per questi paesi, il terzo donatore dopo gli Stati Uniti e la Germania, al netto dei contributi erogati dagli organismi multilaterali, con risorse superiori ai 200 milioni di euro per la realizzazione di iniziative finanziate su diversi canali. Inoltre dal 1998, salvo una breve interruzione dovuta al conflitto, l'ufficio della Cooperazione italiana è stato il primo a operare in Kosovo, fornendo anche in questa regione un importante sostegno umanitario alla popolazione.
Le fasi di emergenza e post-emergenza
Nei primi anni l’azione dell’Utl si è concentrata principalmente sull’intervento umanitario. I bombardamenti Nato e la guerra in Kosovo avevano determinato una difficile situazione socio-economica. Gravi danni alle infrastrutture e massiccio spostamento di rifugiati e sfollati erano tra i più preoccupanti effetti degli eventi bellici. Non era più garantita una soddisfacente erogazione di servizi sociali, il funzionamento del sistema economico era bloccato e un sempre più elevato numero di persone viveva in condizioni di estrema precarietà. In quella fase gli interventi dell’Utl furono mirati a risolvere quella situazione di emergenza e a riportare la stabilità socio – economica in Serbia, in Kosovo e in Montenegro.
A partire dal 2003, il miglioramento delle condizioni sociali, la ripresa economica e la stabilizzazione della situazione istituzionale, hanno determinato un cambiamento delle priorità d’intervento dell’Utl, che ha rivolto la sua attività al sostegno del processo di riforme e di normalizzazione avviato dalle varie amministrazioni locali e centrali.
In Serbia e Montenegro gli interventi hanno seguito il quadro programmatico elaborato dal Documento Strategico per la Riduzione della Povertà dell’allora governo serbo-montenegrino, nonché dal Country Strategy Paper definito dalla Commissione Europea. In linea con le priorità di intervento determinate da questi documenti, i progetti della Cooperazione italiana si sono concentrati nei settori sociale, culturale, sanitario ed economico.
La delicata situazione in Kosovo ha determinato differenti priorità di intervento in continuità con quelli avviati nella fase precedente, in particolare il sostengo ai gruppi sociali più vulnerabili (anziani, disabili, rifugiati e sfollati, infanzia pre-scolare) e il supporto alle politiche volte al ritorno in Kosovo dei rifugiati e degli sfollati promosse dall’Unmik (United Nations mission in Kosovo). L’obiettivo predominante che ha guidato e continua a guidare le azioni portate avanti dalla Cooperazione italiana in Kosovo è la riconciliazione sociale, l’integrazione inter-culturale e la convivenza pacifica delle differenti comunità presenti nel territorio.
Serbia
Dal punto di vista politico, la prevalenza delle fazioni filo-europee ha determinato nel paese un grande impegno nel processo di riforme atte a garantire la membership del paese nell’Ue. Nel settembre 2008 la Serbia ha ratificato l’Asa (Accordo di stabilizzazione e associazione) e punta a ottenere lo status di paese candidato all’adesione entro il 2009. La Commissione Europea considera la cooperazione della Serbia con il Tribunale per i crimini di guerra dell’Aja fondamentale per la prosecuzione dell’avvicinamento all’Ue. Il Progress Report 2008 sottolinea anche la necessità di migliorare e rafforzare l’apparato amministrativo e indica inoltre la corruzione, la criminalità organizzata e le riforme strutturali come campi su cui concentrarsi per raggiungere gli standard fissati dall’Ue per ottenere lo status di paese candidato.
Montenegro
Lo stesso impegno per questo piccolo paese che, dopo la formazione del primo parlamento nazionale in seguito all’indipendenza dalla Serbia del settembre 2006, ha posto come uno degli obiettivi principali del nuovo Stato il perseguimento del cammino d’integrazione europea. Nel novembre 2007 anche il Montenegro ha ratificato l’Accordo di stabilizzazione e associazione con l’Ue, che ha stabilito come pre-condizione per la sua ratifica l’adozione di una nuova costituzione. Con la firma dell’Asa il Montenegro si è impegnato ad adeguare la sua legislazione a quella europea e ad applicare i principi normativi dell’Ue. In particolare nel processo di riforme interne ulteriori progressi sono necessari nell’ambito dell’indipendenza del sistema giudiziario, della tutela dei diritti umani, nell’inclusione di misure anti-discriminatorie, nel rafforzamento dell’amministrazione pubblica e nella lotta alla corruzione e al crimine organizzato.
Kosovo
La dichiarazione d’indipendenza del Paese da parte del governo, il 17 febbraio 2008, è stata decisiva per la definizione del suo status: il governo kosovaro, eletto democraticamente nel novembre 2007, aveva infatti da subito incluso tra le sue priorità l’adattamento delle proprie strategie di governo all’agenda europea. Fin dal 2002 il Kosovo ha dovuto integrare e adattare le sue politiche e strategie nell’ottica dell’integrazione europea. Per favorire il Processo di stabilizzazione e adesione è stato creato nel 2006 lo “Stabilization and association process tracking mechanism”, che monitora la conformità legislativa e strategica del Kosovo agli standard europei in una serie di settori (good governance, economia, mercato interno...). L’assistenza viene fornita al governo del Kosovo tramite l’European Partnership che si presenta come una guida alla riforma necessaria per facilitare l’integrazione europea. In risposta a questo documento il governo del Kosovo è tenuto a preparare un Piano d’azione che permetta d’implementare le riforme e fornire degli indicatori per misurarne i progressi.