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Linea direttrice della Cooperazione italiana è quella dell'intensificazione della collaborazione e delle sinergie con il sistema-Italia, con riferimento a quattro pilastri fondamentali:
La cooperazione orizzontale: il ruolo delle Ong
La collaborazione con il mondo del volontariato ha conosciuto un rafforzamento molto consistente, che si sostanzia sia nel sostegno ai programmi promossi che nella valorizzazione delle nostre Ong in seno ai programmi predisposti dalle Agenzie delle Nazioni Unite e dall’Unione Europea, in presenza o meno di un co-finanziamento della Cooperazione italiana.
Il dialogo che si è instaurato si presenta come molto intenso e copre tutte le tematiche attinenti allo sviluppo. Esso si articola organicamente attraverso l’Assemblea delle Ong italiane ed è focalizzato anche sulla preparazione delle Conferenze in sede di Nazioni Unite aventi per oggetto le politiche verso i Pvs. Il Ministero degli Affari esteri ha inaugurato la prassi di inserire rappresentanti delle Ong italiane nelle delegazioni governative alle Conferenze delle Nazioni Unite.
La cooperazione decentrata: il ruolo delle Regioni e degli Enti locali
La continua crescita della cooperazione decentrata (cioè delle iniziative realizzate con le Regioni, le Provincie ed i Comuni italiani) rappresenta una grande opportunità e, nel contempo, costituisce un impegno complesso per la Cooperazione italiana, che è chiamata a collaborare con le Regioni e con decine di enti locali, per assicurare che i loro interventi rientrino sinergicamente nei programmi di sviluppo dei Pvs interessati e si inseriscano nelle più ampie strategie di cooperazione che il Governo persegue. Ciò comporta tra l’altro un attento negoziato con gli organismi internazionali con i quali la Cooperazione italiana lavora per assicurare spazi e ruoli specifici alla Cooperazione decentrata, come del resto anche alle Ong italiane. Il punto di riferimento per questa azione è costituito dal documento sulle “Linee di indirizzo e modalità di attuazione della collaborazione della DGCS con le Regioni e gli Enti locali“, approvato nel marzo 2000 dal Comitato Direzionale per la Cooperazione allo Sviluppo.
Sulla base delle “Linee di indirizzo” è stata sviluppata la collaborazione con l’Anci. Nel maggio 2001 è stato sottoscritto un accordo-quadro tra l’Anci e la Dgcs, con la finalità di valorizzare l’azione di cooperazione decentrata promossa dai Comuni italiani. Conseguentemente è stato concordato un progetto di “formazione di personale italiano destinato a svolgere attività di cooperazione allo sviluppo” presso i Comuni italiani, progetto al quale verrebbe affiancata la formazione a beneficio dell'Anci stesso nel suo ruolo di interlocutore tra Stato ed Enti locali.
La Cooperazione italiana ha avviato programmi congiunti con una serie di Regioni, talché si prospetta l’opportunità di definire una Convenzione tipo Mae/Regioni per i programmi co-finanziati.
Inoltre, viene perseguito l’obiettivo di consolidare l’interessamento della cooperazione decentrata nella realizzazione dei programmi di lotta alla povertà, gestiti insieme alle principali Agenzie del sistema delle Nazioni Unite.
Associazioni economiche di categoria
Il rilievo che la Cooperazione italiana attribuisce ai programmi di sviluppo delle Pmi e delle micro-imprese è alla base dell’impegno per l’intensificazione dei contatti e della collaborazione con le associazioni di categoria della piccola industria, del commercio e dell’artigianato.
Su di un piano differente, ma altrettanto rilevante, si collocano i contatti con la Confindustria e con il settore bancario e finanziario, il cui ruolo è determinante per il trasferimento di know-how e per il successo, ad esempio, delle iniziative congiunte tra i settori pubblico e privato.
Inoltre l'approvazione in Parlamento della norma relativa alla “de-tax” consente un dialogo intenso con il settore privato al fine di orientare i fondi raccolti verso iniziative internazionali di lotta alla povertà .
La Cooperazione italiana può deliberare, in attuazione dell’art. 7 della legge n. 49/87, il finanziamento parziale del capitale di rischio delle imprese miste. Per il finanziamento di questi progetti sono disponibili fondi a valere sul Fondo Rotativo costituito presso Artigiancassa.
La stabile collaborazione con le associazioni di categoria è importante per affinare questo strumento di cooperazione presso le aziende, specie le Pmi, potenzialmente interessate ad intervenire nei Pvs.
Il sistema formativo: il ruolo delle Università e dei centri di eccellenza
La Cooperazione italiana vanta una solida tradizione nel sostenere la collaborazione tra le Università italiane e le Università dei Pvs, in particolare quelle africane. Negli ultimi anni si è registrato un ampliamento degli interventi in direzione dei Paesi balcanici e mediterranei, dove i programmi della Cooperazione italiana allo sviluppo si integrano con quelli di cooperazione culturale.
Lo sviluppo della cooperazione interuniversitaria e dei programmi di formazione dei Pvs viene promosso anche attraverso il finanziamento di corsi di specializzazione e di master, concordati tanto per i settori formativi quanto per la ripartizione geografica dei partecipanti.
Sono inoltre assidui i rapporti con la Conferenza dei Rettori e con il Consorzio Interuniversitario per la Cooperazione allo Sviluppo (Conics) per l’attuazione di programmi delle singole Università italiane in vari Paesi o aree d’intervento.